L'Hotel Ristorante Bar Magnagallo, circondato dalla natura e da tre querce secolari, è situato accanto al corso del fiume Secchia, lungo via Magnagallo, in prossimità dell'abitato di Campogalliano.
Campogalliano, le querce e il fiume Secchia rievocano un passato ricco di storia.
Campogalliano
A Campogalliano si hanno testimonianze della presenza dell'uomo a partire dall'età Neolitica (3500 - 1800 a.C.), a cui seguirono Liguri, Etruschi, Celti, Galli Boi, Romani, Longobardi.
Plinio cita “Saltusque Galliani qui cognominantur Aquinates” collocandolo poco dopo Regium Lepidi (Reggio Emilia) e prima della città di Mutina (Modena) e Festo Pompeo parla di “Ager Boicus” e cioè paese dei Galli Boi. Vari studiosi hanno interpretato tali citazioni: chi identifica Campogalliano con i “Praedia Galliana” traenti nome dalla Gallia ed indicanti una località sede di stazione terramaricola e chi colloca questa località presso il Secchia in base all'appellativo Aquinates, che indica la vicinanza di un corso d'acqua, facendo anche notare che al centro del paese è ancor oggi presente un vasto altopiano di probabile origine terramaricola che potrebbe svelarci una continuità di occupazione dall'Età del Bronzo all'Età celtica, romana, medievale e moderna. Il termine “saltus” citato da Plinio si può attribuire ad un pascolo oppure ad un bosco oppure ancora ad un colle, un luogo scosceso o un campo coltivato.
Querce
Sul finire del II secolo a. C. Polibio definisce la pianura reggiano-modenese come la parte più ragguardevole di tutta l'Europa per la sua fertilità, per l'abbondanza dei raccolti, delle vegetazioni e delle specie animali. Sempre Polibio ricorda che tra Herberia (Rubiera) e Albareto si estendeva una zona ricca di selve e acquitrini.Gli alberi, che hanno popolato la pianura padana fin dalla sua formazione, sono stati protagonisti, nel corso di milioni di anni, dell'evoluzione del paesaggio; sono state sempre le piante ad accompagnare l'uomo, fin dalla sua comparsa, sul nostro territorio e lo hanno protetto, riscaldato, alimentato seguendolo nelle sue "vicende" storiche.
Dieci milioni di anni fa la pianura padana era un miscuglio, un selvatico acquitrino punteggiato da dossi; un insieme di terre umide che gli abitanti delle Terramare bonificarono, utilizzando i tronchi degli alberi per le recinzioni dei loro villaggi. I Celti si integrarono bene con le selve padane e i Druidi, i loro sacerdoti, veneravano le querce; proprio con tronchi di querce i Galli Boi sbaragliarono i Romani nella Silva Litana.
I Galli Boi, provenienti dal Nord dell'Europa, valicarono le Alpi e penetrarono nel nostro territorio. Dopo aver sottomesso gli Etruschi, vi si stabilirono e si lanciarono alla conquista della ricca città etrusca di Felsina (Bologna), che prese il nome di Boionia (Città dei Boi).
Tacito riferisce che i Romani, per ridurre l'opera di disboscamento, furono costretti a dedicarne una parte alle divinità di Pan e Diana.
Il Duca di Modena andava a caccia in un vastissimo bosco di querce, carpini bianchi e frassini, sito vicino alle rive paludose del fiume tra Rubiera e Campogalliano. L'esistenza di queste foreste è confermata anche dallo stemma di Campogalliano.
Il fiume Secchia
Il fiume Secchia nasce dall'Alpe di Succiso nei pressi del Passo del Cerreto, una zona tra le più belle e suggestive dell'alto Appennino Reggiano. Nel primo tratto il letto del fiume scorre incassato in gole profonde ricche di rocce arenarie; più a valle invece emergono gessi triassici risalenti a oltre 200 milioni di anni fa. L'origine del nome "Secchia" è incerta. Sembra che i Liguri, che abitarono il nostro Appennino per primi, lo indicassero col termine "Gabelus"; con i Celti il nome si trasformerà in "Gabellus", mentre in epoca Romana viene chiamato col termine "Secula".
Magnagallo Hotel Restaurant
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